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Installazione interattiva  "Incontro con l'ombra"


Nelle antiche polis greche popolose di statue, il cittadino si imbatteva di continuo in immagini in cui si riconosceva e si rispecchiava con fierezza.
Ora che l’arte è merce preziosa racchiusa nei musei di città all’uomo sempre più indifferenti, al massimo può succedere, sfiorando un muro, di scorgere la propria ombra a cui, del resto, nessuno presta attenzione.
Eppure De Chirico sosteneva che l'ombra di un uomo è più enigmatica di tutte le religioni del mondo.
Vivendo, il corpo dell'uomo svapora, dice il poeta Rilke, e così si consuma.
Traccia visibile della svaporazione dell'uomo può essere considerata la sua ombra.
Ogni uomo è seguito d un'ombra, secondo Jung, che quanto più è ignorata, tanto più si fa densa e scura.
L'ombra è sempre con noi anche se per essere visibile ha bisogno di una superficie, e si annida nella porosità della material dalla quale a volte riaffiora e parla di sé.
Le nostre vecchie città ne sono intrise e ne ricevono quell' atmosfera particolare che le distingue.
Segno del suo spessore, l’ombra dice il mistero stesso dell’uomo.

Mario Martinelli lavora alla emancipazione e alla materializzazione dell’ombra. In due tempi:

stacca l’ombra dal corpo dell'ignaro passante e gliela presenta come un altro se stesso, poi la riveste di una maglia di rete e ne fa un monumento in forma di graffito plastico che applica sui muri delle città.

1 - Emancipazione dell'ombra

Martinelli gira le città con uno speciale telo e con un flash che gli pone davanti a pochi metri.

Il passante inavvertitamente aziona il flash che gli soffia l’ombra sullo schermo il quale la trattiene a lungo, ferma, staccata dai movimenti del corpo.

L’ombra emancipata appare subito come un’immagine nuova che diventa in pochi istanti scoperta di un altro se stesso.

Di quel sé, spesso solo e anonimo, trascinato in mezzo agli altri nei ritmi incessanti del vivere, dove il quotidiano sfugge velocemente, e dove resta solo ciò che lascia l'immagine.

L’installazione dà nuova immagine alla cosa più sfuggente dell’uomo, la sua ombra, fermata in un attimo qualunque ma irripetibile dell’esistenza. Per lasciarla poi svanire lentamente sotto agli occhi dello spettatore, annuncio della scomparsa del corpo consumato dalla sua stessa evaporazione.

La scoperta dell'immagine inattesa di sé e l'evento della sua lenta scomparsa sono l'oggetto dell'oper-azione, la fonte della sua forza emozionale.

 

2 - Materializzazione dell’ombra: l’ombra-in-rete.

Quando il particolare telo che ferma l'ombra del passante è in maglia di rete e viene ritagliato lungo il profilo dell'ombra, si produce una figura in rete, un'opera in cui, come nel bicchiere di Laozi ciò che conta è quello che non c’è, il vuoto. Ora abitato con forza di presenza dall’ombra che non c'è più.

L'ombra-in-rete, immagine sintetica, trasparente e silenziosa, fatta quasi solo di vuoto, aggancia lo spettatore in una relazione che stimola l'intuizione, la memoria, l'immaginazione.

Viene applicata al muro come un nuovo graffito plastico, figura dallo statuto ambiguo che da vicino pare un oggetto metallico e da lontano un'ombra immateriale.

(Fatta di vuoto più che di pieno, la rete è una materia-metafora del mondo. Nel suo linguaggio si cela una insospettabile possibilità di senso).

In un’epoca di troppo pieno, di troppo rumore, la riduzione del linguaggio al vuoto, al silenzio vuole cogliere la reliquia di un attimo irripetibile della evaporazione del corpo, e fare un monumento antimonumentale al nulla, l’ombra, di quella realtà sempre più svalutata e precaria, eppur stupefacente, che è l’uomo.